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Dividere in proporzione al reddito
Metà per uno è semplice, e a volte ingiusto: la stessa cifra non pesa allo stesso modo su due bilanci diversi. La ripartizione in proporzione al reddito corregge questo. Sta tutta in una divisione — purché si sappia quali redditi metterci, e si riconoscano i casi in cui non va usata.
La risposta breve
La quota di ciascuno è il suo reddito diviso per la somma dei due. Con 2.000 € e 3.000 €, il totale fa 5.000 €: le quote sono 40 % e 60 %. Poi si applica quella percentuale a ogni spesa condivisa.
Il rapporto si calcola una volta, non a ogni spesa. Lo si fissa, lo si scrive, e vale finché i redditi non cambiano davvero.
Il calcolo, su un esempio
Chiara guadagna 2.000 € al mese, Tommaso 3.000 €. Insieme, 5.000 €.
- Quota di Chiara: 2.000 ÷ 5.000 = 40 %
- Quota di Tommaso: 3.000 ÷ 5.000 = 60 %
Un’iscrizione in palestra da 300 € si divide quindi in 120 € e 180 €, invece di 150 € a testa. Tommaso paga 30 € in più che a metà, e quella differenza rappresenta lo stesso sforzo per entrambi.
Se è stata Chiara ad anticipare i 300 €, Tommaso le deve 180 €. La proporzione cambia la ripartizione, mai il fatto che chi anticipa venga rimborsato.
Quale reddito prendere?
È qui che nascono i disaccordi, molto più che sulla divisione.
Il reddito netto, dopo le imposte. È quello che arriva davvero sul conto, quindi quello che può davvero pagare la mensa. Il lordo mostra differenze che dopo le trattenute non esistono più.
Tutti i redditi, non solo lo stipendio. Pensioni, affitti incassati, sussidi, redditi da partita IVA: se arriva ogni mese e serve a vivere, conta.
I redditi irregolari si mediano su dodici mesi. Chi fattura 6.000 € a marzo e nulla ad agosto non ha due rapporti: ne ha uno, calcolato sull’anno.
La variante del minimo vitale
La proporzione semplice ha un limite noto: con un reddito basso, il 40 % di una spesa può restare impagabile, perché affitto e spesa si prendono già quasi tutto.
La correzione consiste nel sottrarre a ciascun reddito un minimo vitale prima di calcolare il rapporto. Con un minimo di 1.000 €:
- Chiara: 2.000 − 1.000 = 1.000 €
- Tommaso: 3.000 − 1.000 = 2.000 €
- Nuove quote: 33 % e 67 %
Il divario si allarga, ed è voluto. Questa variante richiede di accordarsi su un numero in più — il minimo vitale — e perciò è più equa ma più discutibile. Da usare solo se la differenza di reddito è ampia.
Quando la proporzione è una cattiva idea
Quando la spesa non giova a entrambi allo stesso modo. Un biglietto del treno per un solo genitore non è una spesa condivisa, qualunque sia il rapporto.
Quando esiste già un assegno di mantenimento. Di solito è stato fissato tenendo conto dei redditi. Applicare in più una proporzione alle spese correnti conta due volte la stessa differenza. In quel caso dividere le spese a metà è in genere la scelta giusta: il mantenimento ha già fatto il riequilibrio.
Quando il rapporto non viene rivisto da due anni. Una proporzione calcolata su redditi scaduti è meno giusta di un onesto metà per uno.
Farlo durare nel tempo
Un metodo di divisione vale solo se sopravvive alla stanchezza. Aiutano tre cose.
Scrivere il rapporto e la sua data. «40/60 da gennaio 2026» evita di doverlo ricostruire a memoria sei mesi dopo.
Rivederlo a data fissa, una volta l’anno, invece che nel mezzo di una lite. Un cambiamento reale — perdita del lavoro, un aumento — giustifica di anticiparlo.
Applicare lo stesso rapporto a tutto, e non caso per caso. Scegliere la divisione spesa per spesa è il modo più sicuro di riaprire la discussione ogni volta.
Con WeSplit
La modalità quote fa esattamente questo calcolo: scrivi 40 e 60 una volta, e ogni spesa si divide da sola, al centesimo. Il saldo dice in ogni momento chi deve quanto a chi.
Niente da ricalcolare a mano e niente da ricordare: il rapporto sta nel gruppo, sotto gli occhi di entrambi.